







GIORNO 1 (mercoledì 14 aprile 2010)Ci siamo.... il fatidico giorno è ormai giunto. Mercoledì 14 aprile abbiamo il viaggio per New York City: volo diretto Alitalia da Roma-Fiumicino a New York-JFK. Siamo in 6 (io, mia sorella, i miei due zii e i miei due cugini) e partiamo di buon'ora da Termoli alla volta di Roma (circa 300 km). La partenza del volo è prevista nel primo pomeriggio (ore 14:30 circa), ma arriviamo in macchina all'aeroporto di Roma con buon anticipo. Decidiamo di lasciare la macchina al parcheggio Executive al Multipiano E. Questo parcheggio (l'Executive appunto) è custodito ed è coperto da assicurazione per eventuali danni e/o furto e/o incendio della vettura. Tra l'altro la differenza di costo rispetto all'altro parcheggio del Multipiano (non custodito) oppure del parcheggio Lunga Sosta non è neanche chissà quanto differente.
Tramite dei tapis roulant raggiungiamo agevolmente la zona dei check-in: visto che siamo in netto anticipo ci riposiamo un po e poi, verso le 11:30, ci dirigiamo al check-in Alitalia. Non c'è nessuno in fila e lasciamo le valigie che andranno in stiva.
Dopodichè andiamo nella zona del controllo dove passiamo al metal detector: qui facciamo circa un quarto d'ora di fila, ovviamente vengono minuziosamente controllati i nostri bagagli a mano e inoltre dobbiamo spogliarci degli indumenti che fanno "suonare" il controllo al nostro passaggio (bracciali, collanine, cinte, orologi) .... Superato questo ci vengono controllati i passaporti (operazione velocissima) ed entriamo nella zona Duty Free dove ci sono negozi (bello quello della Ferrari), bar, ristoranti etc.... Ci dirigiamo, tramite una specie di trenino, al nostro satellite dove ci sono i Gate G (il nostro in particolare è il Gate 11).
Anche qui è pieno di negozi e bar: per fortuna c'è anche un' area fumatori

Circa 50 minuti prima della partenza inizia l'imbarco: c'è molta gente, ma il volo non è completo (credo sarà all'incirca sull' 80% della capienza). Qui ci viene fatto un ulteriore controllo dopo aver dato il biglietto al personale Alitalia: ci ricontrollano i passaporti e inoltre (a caso) alcuni passeggeri vengono perquisiti (io personalmente no, ma alcuni miei familiari si) e vengono ricontrollati i bagagli a mano.
Saliamo sull'aereo: i posti della classe economica sono 2-3-2. Ovviamente io capito in mezzo (nelle file da 3) con due sconosciuti e non vicino ai miei familiari, ma si riveleranno tranquilli per la durata del viaggio.
Il volo parte in perfetto orario. Lungo il viaggio ci sono dei monitor in alto che forniscono informazioni relative al volo: km percorsi, km che mancano, velocità dell'aereo, vento e temperatura in quota. Vi è circa un monitor ogni 4-5 file su entrambi i corridoi.
Vengono inoltre proiettati due film (noiosissimi) per sentire i quali vengono distruibiti ad ogni passeggero delle cuffie con auricolari da collegare al proprio sedile.
Il personale a bordo, almeno in questo volo di andata, mi è piaciuto poco: antipatici e altezzosi (al contrario di quello del ritorno) ma se non altro ho mangiato bene.
Ci hanno servito un pranzo abbondante circa 2 ore dopo la partenza (buonissima la lasagna!) e inoltre una specie di merenda circa un'ora prima di atterrare. Inoltre, per tutta la durata del viaggio, chi voleva poteva andare infondo all'aereo a prendersi qualsiasi cosa da bere (acqua, coca, sprite, vino, caffè, tè) o i salatini.
Poco prima di scendere ci vengono consegnati i famosi talloncini da compilare e che dovremmo consegnare in seguito. Ve ne è uno a persona, color verde, e uno a famiglia, color bianco, mi pare per la dogana.
Atterriamo in perfetto orario a New York: sbarcati affrontiamo l'ufficio dell'immigrazione. Fila di circa 20 minuti: arrivato il nostro turno esibiamo passaporti (l' Esta non ce lo chiedono), documenti compilati in viaggio, e inoltre ci vengono prese le impronte digitali in 4 tranche (pollice destro, altre quattro dita della mano destra, pollice sinistro, altre 4 dita della mano sinistra) e ci viene scattata una foto (vengono fatti levare gli occhiali a chi li tiene, come me)

Ritiriamo i bagagli (tutto ok) e ci dirigiamo all'uscita. E' tardo pomeriggio a New York.
Decidiamo di arrivare a Manhattan (zona nord-ovest di Central Park) in metropolitana. Prima della metropolitana però dobbiamo prendere l'AirTrain che ci porta dal nostro Terminal alla stazione di Howard Beach.
Da qui prendiamo la metropolitana (linea A) che ci scarrozza per Brooklyn e poi per tutta Manhattan (visto che arriviamo dalla zona sud). Alla fermata di Columbus Circle (nella zona sud-ovest di Central Park) cambiamo metropolitana prendendo la linea B (visto che è l'unica, insieme alla C), che ferma vicino al nostro albergo. Scendiamo infatti alla fermata 103 St su Central Park West (anche se poi scopriremo che il nostro albergo è più vicino alla fermata 110 St Cathedral Pkwy, ad appena 150 metri dall'albergo).
L' albergo è l' Astor on The Park, 465 Central Park West.
Ci accoglie subito un addetto molto gentile e che parla in italiano (oltre ad una marea di altre lingue).
L' hotel è di 11 piani: noi abbiamo due triple.
La mia stanza (con mia sorella e mia cugina) è al sesto piano, l'altra stanza (miei zii e mio cugino) al quinto (per fortuna c'è un ascensore che funziona regolarmente). L' hotel è strapieno, e ci sono anche molti italiani.
Le camere sono molto piccole, così come il bagno. Ma va detto che siamo stati in camera solo per dormire: in oltre tutto lo staff dell'albergo è molto gentile e le camere vengono curate bene anche igienicamente.
Certo ci troviamo distanti dal cuore di Times Square: ma svegliarsi ogni mattina con una bella veduta sull'oasi di pace di Central Park, con le persone che corrono o che portano il proprio cane o che si godono il relax all'ombra degli alberi, non ha prezzo....
Ovviamente stanchissimi dopo il nostro arrivo (auto Termoli-Roma, aereo e poi metropolitana) ci facciamo una doccia e usciamo per cenare. Ci fermiano ad un McDonalds nella zona dell' Upper West Side: ci sono molti locali dove mangiare, e in questa zona mangeremo spesso la sera.
Torniamo in hotel stanchissimi verso le ore 23 e crolliamo nel letto per il sonno
GIORNO 2 (giovedì 15 aprile 2010)Dopo un' abbondante dormita ci svegliamo di buon' ora per il nostro primo giorno newyorkese. Scendo giù in strada per fumarmi una sigaretta (le camere del nostro hotel sono rigorosamente no smoke, con tanto di rilevatore del fumo) e mi accoglie un sole limpido e caldo. A proposito tranne nei due giorni seguenti, venerdì e sabato con tempo nuvoloso e qualche goccia d'acqua (sopratutto di notte), il tempo del mio soggiorno americano sarà sempre bello, con temperature miti (di giorno in giro si stava bene anche solo con la felpa, senza giacca..... anzi in giro molti newyorkesi di giorno uscivano persino a maniche corte o pantaloncini....).
Usciti dall'albergo ci dirigiamo qualche metro più sopra per trovare il West Park Cafè e Delì, un delizioso bar lungo Central Park West che sarà in nostro appoggio per la colazione. Trovandoci in una zona residenziale e poco turistica di Manhattan in zona locali come Starbucks o cose simili non esistono, almeno per quel che ho visto io.
Facciamo un'abbondante colazione e, viste le buone condizioni climatiche, ci dirigiamo in metropolitana (linea B diretta dalla 110 St alla 34 St) per andare all' Empire State Building. Scesi dalla metropolitana in pieno centro (a pochi passi da Macy's) ovviamente restiamo a bocche aperte e con il naso all'inssù per diversi minuti ammirando la maestosità e la grandezza dei grattacieli newyorkesi.
Rapidamente andiamo all' Empire State Building (nei pressi dei quali è pieno di gente che ti offre i giri a pagamento sui pullman in città) ed entriamo. La sala d'ingresso è veramente grande, con un'effigie dell' Empire State Building.
Affrontiamo la prima fila per il metal detector (non c'era quasi nessuno, avremmo fatto si o no 5 minuti di fila), poi accediamo alla seconda fila, quella per i biglietti. Anche qui c'era pochissima gente: noi cambiamo la nostra carta del New York City Pass con il blocchetto con proprio i biglietti di ogni singola attrazzione. Biglietto dell' Empire State Building che ovviamente ci verrà strappato pochi secondi dopo.
Affrontiamo poi le ultime due file: quelle per arrivare all' 86esimo piano. La prima è quella che con l'ascensore (davvero un missile!) ti porta fino all' 80esimo piano, e poi ce ne una successiva che ti porta dall' 80esimo al 86esimo piano, sempre in ascensore ovviamente. Per queste due file avremmo impiegato circa 20-25 minuti.
Arrivati in cima si trova prima una veranda chiusa (dove tra l'altro è possibile acquistare, con un sovraprezzo non presente nel New York City Pass, un supplemento per salire sino all'osservatorio del piano 102) e poi delle porte che ti portano sulla terrazza esterna.
La visuale è magnifica: cielo terso e poco nuvoloso, clima mite e vento quasi assente. Si vede tutto: da Central Park a nord sino alla Statua della Libertà e ai grattacieli di DownTown Manhattan a sud! Ne approffiattiamo per scattare molte foto !!!!
Scendendo giù, è obbligatorio passare per il negozio dell' Empire State Building. Per chi volesse comprare i modellini consiglio di farlo altrove, dove i prezzi sono più bassi (ad es. nei classici negozi dove si vendono le felpe I love NY).
Ah dimenticavo una cosa: prima di salire in cima alla terrazza vi viene scattata una foto con un fotomontaggio con alle spalle l' Empire State Building: troverete la foto all'uscita, ma se la vorrete dovrete pagarla.
Usciti dall' Empire State Building iniziamo la nostra camminata lungo la Fifth Avenue direzione sud. Si alternano negozi di lusso a negozi meno costosi (come appunto quelli dove si comprano souvenir), ristoranti, bar, negozi di elettronica etc....
Ci riposiamo qualche minuto nei pressi del Madison Square Park e poi riprendiamo a camminare sempre direzione sud. Incrociamo la Broadway nei pressi del Flatiron Building (veramente bello! Non ho potuto fare a meno di comprarmi il modellino in miniatura). Scendiamo sino ad attraversare il Washington Square Park: è ora di pranzo e la fame incombe.
Ci fermiano a mangiare in un locale carino (non ricordo il nome) nei pressi di Washington Square South.
Rifoccilati dalla mangiata ci dirigiamo a prendere la metro a West 4th Street-Washington Square da dove, in maniera diretta con la linea E, raggiungiamo la fermata del World Trade Center.
E' tutta recintata la zona delle Torri Gemelle con delle reti alte color arancio e blu, visitiamo la zona di St. Paul's Chapel (la piccola chiesa miracolosamente rimasta illesa dal crollo delle due Torri) e tramite la Broadway arriviamo a Trinity Church.
Da lì passiamo per Wall Street (dove scattiamo molte foto, compresa una nei pressi della statua di George Washington). In questa zona, credo considerata a rischio, è pieno di polizia anche con i mitra.
Dalla stazione di Fulton riprendiamo la metropolitana C (direzione uptown) che ci riporta direttamente alla 110 St. su Central Park West vicino al nostro hotel.
Pausa doccia (io vado al West Park Cafè e Deli per una breve collegata da internet) e per cena optiamo per una soluzione vicina al nostro albergo: una bella pizza da Giovanni's, all'angolo tra Cathedral Parkway e Manhattan Avenue.
Stanchissimi torniamo in albergo e collassiamo.
Una riflessione: a New York ovviamente, che tu sia un turista, i newyorkesi ci mettono un secondo a capirlo. Sono tutti gentili: se ti vedono in difficoltà, in metropolitana o per strada, spesso si fermano a darti una mano. Inoltre se per caso per strada, oppure in metropolitana, qualcuno di loro ti viene a sbattere vicino (anche con un contatto minimo) subito ti dicono: "Sorry !".

Altra riflessione: oltre alla mappa della metropolitana (che si trova gratuitamente nelle stazioni metropolitane, ma anche in albergo) a dir poco fondamentale si è rilevato lo stradario con indicate in maniera chiara e precise tutte le vie di Manhattan, dalla zona bassa di Battery Park sino a Central Park Nord. Io ho usato la guida Mondadori, che ha al proprio interno sia la mappa della metropolitana che lo stradario, ed è stata fondamentale per il soggorio a New York.
GIORNO 3 (venerdì 16 aprile 2010)Ci svegliamo con un cielo grigio e plumbeo, che minaccia pioggia (anche se poi alla fine fortunatamente non pioverà).
Dopo la solita colazione al West Park Cafè e Delì, decidiamo di dirigerci al Museo Americano di Storia Naturale il cui edificio si trova proprio lungo West Central Park. Visto che però è molto distante dal nostro albergo, saranno almeno 3 km, prendiamo la metropolitana alla 110 St e scendiamo alla 81 St. L'ingresso del museo, per chi arriva in metropolitana, è proprio al livello sotterraneo. Poca fila ed entriamo subito, dopo che ci hanno staccato il biglietto del New York City Pass. Il Museo è davvero immenso ed è quello tra tutti quelli visti a New York che mi è piaciuto di più. Ci sono gli scheletri e le riproduzione dei dinosauri, animali imbalsamati, specie marine, ma anche riproduzioni di razze e popoli.
Il Museo è suddiviso per 4 piani: noi lo abbiamo girato un po cercando di vederne il massimo, ma per osservarlo tutto ci vuole una giornata intera.
Alle 11:30 c'è lo spettacolo del Planetario (compreso nel biglietto): lo spettacolo, da quel che ho capito, si fa ogni ora, almeno di mattina.
Un consiglio che do a chi parla poco o nulla (come me) l'inglese: prima di entrare al Planetario chiedete agli addetti dei traduttori in italiano. Vi daranno delle cuffie collegate ad un traduttore che vi faranno capire molte cose se parlate poco l'inglese.
Entriamo nel Planetario, attiviamo il traduttore, ed inizia lo spettacolo: si vede la nascita del sistema solare, del Sole, della Terra e della vita sulla Terra.... Davvero stupendo!
Lo spettacolo dura circa 20-25 minuti.
Usciti dal Planetario restituiamo le cuffie con traduttori e ci dirigiamo all' uscita: non dalla parte della metropolitana però (da dove eravamo entrati) bensì proprio all'aperto in mezzo al verde, dove è situato l'ingresso ufficiale del Museo immerso nel verde.
Si avvicina l'ora del pranzo e la fame inizia a farsi sentire: decidiamo così di fermarci a mangiare al The City Grill, un ristorante (con veranda esterna coperta, dove ci siederemo) situato all' indirizzo 269 Columbus Avenue, poco distante dal Museo che avevamo da poco visitato (quindi sempre zona Upper West Side).
Dopo pranzo riprendiamo la metropolitana dalla 72 St dove, con la linea B in maniera diretta, raggiungiamo il Rockfeller Center. Qui, dopo essere scesi dalla metropolitana, nei piani sotteranei si sviluppa un vero e proprio centro commerciale con decine e decine di negozi e attività: bar, ristoranti, negozi di elettronica, profumerie, negozi di abbigliamento e scarpe, etc...
Emergiamo all' esterno tramite scale mobili ed usciamo proprio sulla piazza che si affaccia sulla pista di pattinaggio che è ancora attiva (nonostante la temperatura mite di questi giorni) con molte persone. Sarà comunque uno degli ultimi giorni in quanto, poco prima della nostra ripartenza per l' Italia, ripassando per il Rockfeller Center noteremo che la pista non ci sarà più. Ovviamente ammiriamo, sopra le nostre teste, la maestosità del Top of The Rock.
Imbocchiamo la Fifth Avenue a scendere sino all'incrocio con la 42 St: qui svoltiamo a destra passando affianco alla New York Public Library e a Bryant Park e raggiungiamo Times Square. I cartelloni pubblicitari la fanno da padrona così come il caos di gente: una babele di razze e di lingue

Inoltre è pieno di persone che promuovono gli spettacoli teatrali della Broadway. Vi è anche molta polizia, anzi proprio a Times Squadre c'è una specie di ufficio delle forze dell'ordine che controllano anche il traffico che in questa zona è super-intasato.
Entriamo al Hard Rock Cafè: al piano terra c'è il negozio che vende felpe, t-shirt ed altro, noi optiamo per scendere al piano sottoterra per un drink in zona bar (c'è anche un ristorante).
Riemersi dall Hard Rock Cafè newyorkese andiamo a prendere la metropolitana all' incrocio tra la 42 St e l'8 Avenue dove, tramite la linea C, torniamo direttamente in hotel.
Cena leggera e frugale nei pressi del nostro hotel e collassamento a letto dopo un'altra giornata nella quale abbiamo macinato diversi chilometri
GIORNO 4 (sabato 17 aprile 2010)Ci svegliamo di buon'ora con il cielo coperto, come il giorno precedente.
Scendiamo in strada e la troviamo alquanto bagnata: segno che nella notte aveva piovuto. Avevamo in programma il giro alla Statua della Libertà ma, visto il tempo incerto (anche se non pioverà più per il resto del giorno) optiamo per un museo del New York City Pass. La scelta ricade sul Guggenheim Museum.
Dopo la colazione prendiamo la solita metropolitana alla fermata 110 St direzione sud e scendiamo subito alla 86 St per attraversare il parco in orizzontale (a piedi ovviamente).
Ho visto che c'è una strada (la 86 St. Transverse Road) ma noi imbocchiamo un sentiero che costeggia passo dopo passo il lago Jacqueline Kennedy Onassis. Percorso molto frequentato anche da podisti e ciclisti (c'era davvero tanta gente in spasso per il parco, anche chi si faceva una passeggiata o portava a spasso il cane.... si vedeva che era sabato!).
Usciamo quindi sulla Fifth Avenue in zona Upper East Side: costeggiamo il Cooper-Hewitt Museum e il National Accademy Museum e arriviamo subito all' esterno del Guggenheim Musum che si trova proprio sulla Fifth Avenue (in questo tratto denominata Museum Mile per la presenza di molti musei).
Beh che dire, io di arte e cose simili non ne capisco molto (anzi nulla ad essere sincero).
Entrati prendiamo subito il traduttore in italiano e all'inizio della rampa che porta ai piani ci viene staccato il biglietto del New York City Pass. La rampa è di forma circolare e continua e ti porta sino alla sommità del museo, mi pare siano 4 o 5 piani. Ci sono anche gli ascensori per chi non volesse salire a piedi come abbiamo fatto noi.
Su ogni piano ci sono delle stanze dove sono esposte opere e dove vengono proiettati filmati. Gli ambienti, sopratutto man mano che si sale, sono molto oscuri.
E' rigorosamente vietato scattare foto (anche senza flash) nelle stanze dove sono esposte opere o dove vengono proiettati filmati. Le uniche foto le ho scattate nella sala d'ingresso e dall'ultimo piano.
Dopo un'oretta e mezza usciamo (comunque è abbastanza piccolo il Museo, non ci vuole molto a visitarlo) e ci dirigiamo a prendere la metropolitana che si trova qualche strada dietro al Guggenheim (incrocio tra 86 St. Lexington Avenue). La linea 6 ci porta sino alla 53 St dove scendiamo: siamo in piena zona Midtown.
Qui facciamo un giro e ci fermiamo a mangiare ad un McDonalds molto frequentato.
Dopo pranzo riprendiamo la metropolitana e ci dirigiamo in piena zona centrale Manhattan: scendiamo alla 34 St per visitare i magazzini Macy's.... Beh che dire.... sono enormi! Forse ci vorrebbe una sola settimana solo per visitare loro!
Occupano quasi un intero isolato, sono strapieni di gente, io ho preso le scale mobili all' interno e sono arrivato sino al quinto piano, ma poi con l'ascensore siamo saliti sino al nono piano dove sono esposti divani e poltrone da salotto. Siamo andati anche al piano sottoterra dove ci sono gli utensili da cucina (centinaia, anzi migliaia di pentole!) e un negozio di elettronica.
Usciti fuori abbiamo girati altri negozi lì vicino (vedi Foot Locker) e ci siamo seduti a dei tavoli liberi prendendoci qualcosa da bere ad un chioschetto lì vicino. Abbiamo dato uno sguardo, solo dall'estero, anche al mitico Madison Square Garden!
Altro giro sempre in zona e siamo poi rientrati in hotel.
GIORNO 5 (domenica 18 aprile 2010)Quinto giorno del diario di bordo

Sarà il più stancante e proprio per questo il più appagante!
Scendiamo in strada e ci accoglie un bel sole: è deciso, oggi sarà Statua della Libertà! Colazione al solito West Park Cafè e Delì (nel frattempo ci giungono le voci dei problemi nel nord Italia per via della nube islandese).
Prendiamo la metropolitana alla solita fermata della 110 St direzione Downtown: cambiamo a Columbus Circle dove prendiamo la linea 1 che ci porta alla fermata South Ferry all'estremità meridionale di Manhattan, a poche centinaia di metri dai battelli per la Statua della Libertà.
Usciti dalla metropolitana veniamo "investiti" da decine di promotori con i loro depliant per fare i giri in elicottero (l'eliporto è lì a due passi), ma decliniamo gentilmente l'offerta.
Attraversiamo Battery Park (dove ci facciamo la foto, per 5 dollari, con un tizio travestito integralmente da Statua della Libertà) e arriviamo al molo dei traghetti. Stacchiamo il nostro quarto pass del New York City Pass (ci rimangono solo Met e Moma) ed entriamo nella zona controlli prima di salire sul traghetto.
Qui i controlli sono davvero massicci, ancor più che in aereoporto. E' obbligatorio togliersi anche le scarpe al metal detector.
Saliamo sul battello che si riempie rapidamente e partiamo alla volta di Liberty Island.
Il tragitto dura una ventina di minuti, attracchiamo e scendiamo. Visitiamo Liberty Island (c'è anche un gazebo-negozio) e, visto che la fame incombe, ci fermiamo a mangiare al ristorante situato dietro la Statua della Libertà. E' una specie di self-service, e ci sediamo ai tavolini all'aperto a pochi passi dal mare.
Finito il pranzo risaliamo sul traghetto, fermata a Ellis Island e poi torniamo a Manhattan.
Scesi dal traghetto attraversiamo nuovamente Battery Park (è pieno di scoiattoli !!!) e prendiamo la metropolitana linea 4 a Bowling Green che ci porta alla fermata Brooklyn Bridge-City Hall.
Dunque andiamo a vedere il mitico ponte di Brooklyn!
Il ponte inizia a livello della strada, ma poi sale leggermente e quindi è sopraelevato rispetto alla corsia delle macchine.
La corsia pedonale è divisa, teoricamente, da una linea bianca per terra: a destra camminano le persone per una passeggiata, a sinistra camminano le biciclette (ma questa corsia è usata anche dai podisti).
Percorriamo diverse centinaia di metri sul ponte, ma poi torniamo indietro (in leggera discesa) perchè abbiamo intenzione di andare a Little Italy.
Dopo la solita marea di fotografie quindi imbocchiamo la metropolitana alla stazione di Chambers St. dove prendiamo la linea J.
Qui scendiamo alla fermata di Bowery. Notiamo subito che siamo in una zona completamente diversa dal resto di Manhattan e che rappresenta un mondo a parte.
I grattacieli infatti lasciano spazio a case basse, i negozi con attività tipo supermercati etc... sono chiusi perchè oggi è domenica (mentre nella zona di Battery Park erano aperti), insomma si tratta di un Mondo completamente diverso. Percorriamo Kenmare Street fino a giungere all'incrocio con Mulberry Street, il cuore pulsante di Little Italy.
Veramente mi sa che di Little Italy c'è rimasto solo questo perchè già prima di giungere a Mulberry Street vediamo tantissime insegne in lingua cinese, a dimostrazione che (come avevo letto in molti resoconti di viaggi) ormai parte di Little Italy è stata inglobata da Chinatown.
Percorriamo Mulberry Street in direzione sud: qui sono esposte tantissime bandiere italiane (e americane) sui balconi e sulle finestre, i pali dei semafori e gli idranti sono tricolore, e per le strada è pieno di insegne verdi-bianche-rosse.
Optiamo per un caffè ed entriamo a Caffè Roma, un locale abbastanza elegante.
La delusione è ovviamente enorme quando vediamo e sentiamo che nessuno parla in italiano

Il caffè non è malvagio (a proposito: il caffè e il cappuccino americani non sono neanche lontanamente paragonabili a quelli italiani, che sono di granlunga migliori) ma sopratutto ci facciamo una gran mangiata di dolci. Questo negozio ne è davvero rifornito in maniera massiccia, e la crema che usano nei cornetti e nei bignè è davverto buona!
Usciti da Caffè Roma proseguiamo verso sud sempre su Mulberry Street (andando quindi verso Canal Street).
E' pieno di bar e ristoranti dai nomi tipicamente italiani: Caffè Roma, ristorante da Gennaro, etc... E nonostante l'ora (sono circa le 17:00) ai tavoli esterni dei ristoranti è pieno di gente. E' anche pieno di "buttadentro", il personale di ogni singolo ristorante che t'invita ad entrare per mangiare.
Ad uno di questi buttadentro chiediamo se è italiano: ci dice di no, ma comunque parla discretamente bene l'italiano dicendo che il proprietario del suo ristorante è italiano e che chi, come il suo proprietario, ha fatto fortuna ormai vive nella zona di Times Square o dell' Empire State Building sulla Fifth Avenue e non di certo più a Little Italy dove ormai di italiani ce ne sono rimasti pochi.
Arriviamo a Canal Street e qui è pieno di negozi con ottimi prezzi. Svaligiamo un negozio di scarpe che ha prezzi veramente incredibili (si trova sul marciapiede su Canal Street tra Mulberry Street e Mott Street). Veramente è anche pieno di gente sui marciapiedi che, simili ai "vucumprà" in Italia tentano di affibbiardi un rolex d'oro o cose simili. Continuiamo a camminare per Canal Street direzione ovest, ai bordi di Chinatown, sino all'incrocio con la Sixth Avenue (quindi lambendo anche Soho e Tribeca) dove prendiamo la metropolitana che serve la linea C con la quale torniamo in albergo senza dover effettuare cambi.
Questa sera, dopo una doccia tonificante, mangiamo ad un ristorante specializzato in crepes nella zona dell' Upper West Side poche vie dietro il nostro albergo.
GIORNO 6 (lunedì 19 aprile 2010)Sesto giorno del diario di bordo. La mattinata è soleggiata e anche calda (si sta bene anche solo con la felpa senza giacca).
Durante la colazione optiamo per andare al Moma (Museum of Modern Art).
Arriviamo al Moma dopo un cambio di metropolitana e saltiamo la fila (che era bella lunghetta) grazie al New York City Pass. Qui, a differenza del Guggenheim (dove come entri hai accesso immediato al museo) dobbiamo aspettare una ventina di minuti circa per entrare proprio nel museo (forse c'era troppa gente....).
Il Moma è molto più grande del Guggenheim e servirebbero davvero diverse ore per visitarlo tutto.
Vediamo alcuni dipinti di Picasso e Van Gogh: le foto sono permesse, ma rigorosamente senza flash. Non lo avevo scritto prima per gli altri musei e lo faccio ora perchè mi è venuto in mente: in ogni singola stanza di ogni singolo museo c'è comunque un addetto all'ordine che vigila....
Visitiamo tutti i piani del Moma in maniera ovviamente non del tutto completa (i piani sono collegati tramite scale mobili) e poi visitiamo anche il giardino esterno dove sono presenti delle opere all' aperto.
Usciti dal Moma ci dirigiamo all' Apple Store che si trova proprio alla base sud-orientale di Central Park (dove la Fifth Avenue s'interseca con la East 59 St. (e proprio lì affianco c'è anche Fao-Schwarz).
Entriamo all' Apple Store e troviamo il caos infernale

Centinaia di persone collegate ai computer, agli iphone ma sopratutto agli iPad! Ovviamente gratuitamente!
Mio zio cercava proprio l' iPad, uscito pochissime settimane fa negli USA (verso luglio-agosto è previsto il suo arrivo in Italia) che secondo alcuni andrà a sostituire, negli anni a venire, il computer....
E' una tavoletta di dimensioni ridottissime con tutte le funzionalità del pc, rigorosamente touchscreen.
Un collega di mio zio voleva farsela riportare e mio zio quindi lo prende: costo di circa 550 dollari, comprese tasse e custodia (che è venduta a parte).
Ma ci ritorneremo anche il giorno seguente in quanto alla fine anche mio zio si convincerà a comprarlo anche per lui.
Usciti dall' Apple Store percorriamo Central Park South (dove c'è anche il mitico Plaza Hotel) sino a Columbus Circle, da dove in metropolitana andiamo a mangiare al Rockfeller Center (dove nel frattempo hanno levato la pista di ghiaccio che pochi giorni prima avevamo visto).
Ci facciamo quindi un altro giro per la Fifth Avenue fino a svoltare alla 34 St. West in direzione General Post Office.
E' tardo pomeriggio ormai: prima di rincasare in hotel però io ho il desiderio di andare a Strawberry Fields a Central Park: ci fermiano quindi alla fermata 72 St sempre su Central Park West dove c'è l'ingresso di Central Park che porta a Strawberry Fields. C'è un clima di pace assoluta e regna il silenzio totale..... per terra ovviamente l'opera Imagine dedicata a John Lennon.
Ci sediamo su una panchina quando all'improvviso chi vediamo passare? Dustin Hoffman! Si proprio lui! Che molto gentilmente si presta a farsi una foto con noi nonostante faccia il segno all'orologio per indicare come fosse in ritardo

Dopo la foto ci mangiamo un bel gelato alla vaniglia, da uno dei venditori ambulanti, riprendiamo la metropolitana (pochi minuti, il tempo di scendere alla fermata 110 St vicino all' Astor on The Park) e andiamo in camera a rifocillarci.
La sera andiamo a mangiare al ristorante The Garden, situato sempre nell' Upper West Side.
GIORNO 7 (martedì 20 aprile 2010)E' l'ultimo giorno interamente newyorkese, in quanto l'indomani partiremo.
Ancora una volta ci accoglie il sole e dopo la solita colazione optiamo per dirigerci al Met (Metropolitan Museum) in zona Upper East Side.
Ci arriviamo in metropolitana con un paio di cambi: la stazza del Met è veramente impressionante, ad occhio e croce è quello più grande come museo. Ci viene ritirato il biglietto dal New York City Pass (dunque lo esauriamo del tutto). All' interno sono esposte opere di Picasso, ma anche cimeli dell' Italia rinascimentale e risorgimentale.
Molto bella la sezione dedicata agli egizi.
Inoltre visitiamo un' ulteriore zona, sempre all' interno del Met, dedicata all horror e al paranormale....
Usciti dal Met imbocchiamo la metropolitana alla fermata 77 St e con la linea 6 percorriamo gran parte di Manhattan scendendo a Union Square (con tappa allo Starbucks).
Da qui ci siamo fatti (molto lentamente, guardando negozio per negozio) la Broadway tutta a risalire (compresa una pausa pranzo) fino a Times Square riammirandola per la seconda volta.
Siamo inoltre riandato successivamente all' Apple Store dove mio zio si è comprato l' Ipad anche per lui (e io ne ho approfittato per riprovarlo un po).
Tornati in albergo, ci siamo fatti la doccia e siamo riusciti per l'ora di cena. Pizza

P.s. un consiglio che mi è venuto in mente per ora per chi, come me, fuma: le sigarette portatevele dall' Italia! Tipo le Marlboro Light costavano quasi 10 dollari a pacchetto.....
GIORNI 8 E 9 (marcoledì 21 aprile e giovedì 22 aprile 2010)Purtroppo è giunto il giorno della ripartenza per l' Italia, dopo una stupenda settimana vissuta a New York.
Abbiamo il volo fissato per le 17:05 del pomeriggio da JFK (volo diretto sino a Fiumicino). La mattina però, mentre facciamo colazione, sul sito dell' Alitalia vediamo subito che il volo ha slittato un'ora e mezza di ritardo (partenza fissata alle 18:35) per via dei problemi generati sul traffico aereo europeo e italiano dalla nube del vulcano islandese. Alla fine comunque non ci lamentiamo: in albergo abbiamo conosciuto persone che hanno dovuto fare diversi scali per arrivare alle proprie città.
Dopo la colazione (oggi fatta in particolare ritardo rispetto al solito) ci gustiamo un' ultima passeggiata nella parte nord di Central Park: nonostante il giorno feriale è pieno di gente che corre o che va in bicicletta.
Torniamo in albergo, facciamo il check-out e prendiamo la metropolitana (ore 12 circa) destinazione JFK.
Solito cambio a Columbus Circle e poi raggiungiamo la fermata di Howard Beach da dove prendiamo l' Air-Train. Scendiamo al Terminal 1 e ci dirigiamo subito a fare il check-in.
C'è una bella fila davanti a noi (ci abbiamo messo una mezz'ora circa) e il volo è pieno in ogni ordine di posto. Qui però la valigia che va in stiva non viene ritirata al check-in (dove viene solo pesata, il massimo è di 23 kg) ma bensì, dopo il check-in, dev'essere portata in un'ulteriore zona del Terminal (quindi un'altra fila, seppur breve).
Saliamo al piano superiore del Terminal e ci mangiamo un panino da McDonalds.
Dopodichè ci accingiamo al controllo passaporti: la fila è lunga, ma scorre velocemente. Subito dopo il controllo passaporti c'è il metal dector ed entriamo nella zona dopo la frontiera.
Ci avviamo al nostro gate: anche qui la fila per salire sull'aereo è bella lunga.
Saliamo e partiamo con circa 2 ore di ritardo (di cui però una e mezza già lo sapevamo dalla mattina).
Il comandante dice che il tempo è buono per il viaggio: in realtà nel bel mezzo dell' Atlantico incontriamo una perturbazione che ci fa ballare non poco (io ero in una fila centrale, ma vedendo verso i finestrini si vedevano lampi a ripetizione ogni secondo).
Questa volta il personale dell' Alitalia è nettamente migliore rispetto a quello dell'andata. Ci servono una cena (carne o pesce) e sempre una specie di merenda poco prima di giungere a Roma. Nonostante attraversiamo la notte, io non riesco a prendere sonno.
E' mattina (circa le 9) per via del fuso orario quando giungiamo a Roma.
Una ragazza si sente male durante il viaggio (non so il motivo, forse aveva paura di volare e per via della perturbazione non regge emotivamente) fatto sta che come atterriamo a Fiumicino, in una scena quasi da film, ci viene incontro il 118. Il comandante invita tutti a restare seduti al proprio posto: prima di scendere va soccorsa la ragazza (che comunque è cosciente). Salgono quindi i sanitari del 118 e la ragazza viene fatta scendere (da un'uscita posteriore dell'aereo). Solo dopo veniamo fatti scendere noi passeggeri: veniamo caricati su tre autobus dell' Alitalia che ci portano dal Terminal principale.
Qui passiamo rapidamente il controllo passaporti (c'erano anche i Negramaro in fila, provenienti da un volo diverso dal nostro, ma non riesco a fermarli per una foto), ritiriamo i bagagli, saltiamo la dogana (nessuno ha nulla da dichiarare, la dogana è vuota e deserta) e ci avviamo al parcheggio multipiano E per riprendere la macchina.
Altre tre ore di macchina (più sosta in autogrill) e siamo a Termoli.
Termina qui il mio racconto
